Elogio della vita pratica (da Paolo)
13 Febbraio, 2006 di Paolo
Caro Antonio,
mi piace molto la tua idea. Ho pensato di contribuire con uno scritto di nonno Antonio che mi ha fatto riflettere a lungo perché dice qualcosa di noi.
Quando zio Sergio inaugurò il nuovo studio, nella vecchia casa di piazzetta De Martini, regalò a ciascuno di noi fratelli che gli facevamo gli auguri quel giorno una copia di una pagina di riflessioni scritta da nonno, datata 16 Agosto 1951.
ll titolo è Apprezzamenti – suggerimenti, ma io la chiamo “elogio della vita pratica”.
Apprezzamenti – suggerimenti
La mia vita è stata una vita di lavoro, dedita al mio dovere, esclusivamente al mio dovere.
Non ho mai fatto del male a nessuno o per lo meno così ho inteso di agire – e se in buona fede ho leso chi mi circondava non ho inteso lederlo – chiedo perdono in questo caso a Dio e ad essi.
Da che ho creato famiglia, sono stato sempre al mio posto di battaglia, ho indefessamente accudito la famiglia, anche se a modo mio, cioè non proprio con lo spirito di annientarsi per essa, perché sono convinto che i genitori debbano vivere il più che sia possibile, conservarsi in buona salute al solo fine di vedere i figli crescere ed avviati nella società.
Morire per essi è un delitto.
Abbandonarli sarebbe un doppio delitto.
Bisogna alimentare la famiglia, educarla, avviarla nelle proprie possibilità economiche e spirituali.
La vita pratica è un grande insegnamento; l’adattarsi ad essa, vivere con essa è un bene assai più grande di avere dei beni perché se troppo ci discostiamo dalla vita pratica di tutti i giorni e ci solleviamo troppo, ci poniamo su di un piedistallo che si frantuma molto facilmente essendo molto alto.
La guerra ci ha fatto cadere spiritualmente ed anche intellettualmente per la qualcosa ci troviamo spesso a disagio – ma la vita pratica ci mette alla prova e se sappiamo vincere questo disagio – noi vinceremo e ci guadagneremo la vita, cioè avremo diritto di vivere e siccome la vita è un dono del Signore bisogna prenderla così come essa si presenta a noi.
Guai a chi si volesse ribellare ad essa !!! vuol significare ribellarsi al Signore. La vita quindi è la vita.
A. D’Argenio 16/8-951
Questo documento, scritto di suo pugno con la bella calligrafia che ho cercato di riprodurre con il carattere monotype corsivo, è del 1951. La guerra era finita da pochi anni e l’ultimo dei suoi cinque figli, io, era nato inaspettato l’anno prima. Durante la guerra Benevento era stata bombardata, la nostra casa distrutta, la nostra famiglia era andata sfollata e aveva perso quasi tutto. Per un uomo di 61 anni c’era di che essere preoccupati.
La riflessione di nonno comincia con un pensiero di rassicurazione per se stesso “sono stato dedito al lavoro e alla famiglia”, cui aggiunge una sua considerazione sulla necessità di evitare dedizioni assolute, come se dicesse: per favore, cercate di non fare i martiri!
Questa dedizione a modo mio, introduce l’elogio della vita pratica: non siamo padroni della nostra vita, ci confrontiamo continuamente con la realtà che ci circonda. Da questo dialogo con la realtà, noi usciamo cambiati ed è – non credi? – un rinascere. Sicché l’insegnamento di nonno è di evitare tendenze e slanci onnipotenti per andare a un confronto creativo con la realtà che lui chiama vita pratica.
Nell’ultimo paragrafo nonno espone questa filosofia alla prova più dura, quando la vita pratica diventa degrado morale e materiale. Quale degrado maggiore della guerra? Anche nel degrado, lui continua a pensare che la vita pratica è la sfida: bisogna confrontarsi col disagio, vivere col degrado e guadagnarsela, la vita.
Paolo